Wellbeing aziendale: quanto costa lo stress da lavoro alle aziende

02/09/2020 eFM

Per comprendere la centralità del wellbeing aziendale, le imprese dovrebbero riuscire a calcolare quanto lo stress da lavoro stia realmente costando loro. Il tema è molto ampio e le conseguenze dello stress sulla produttività e sulla salute sono sotto gli occhi di tutti, ma non volendo banalizzare un argomento così importante e complesso, c’è chi fornisce dei numeri da cui partire: la Commissione Europea, per esempio, intervenne con una prima stima nel lontano 2002, parlando di 20 miliardi di euro all’anno a livello continentale (via: Agenzia Europea per la Sicurezza e la Salute sul lavoro). Il dato derivava da un’indagine della stessa EU-OSHA, secondo cui il costo delle malattie legate al lavoro era compreso tra 185 e 289 miliardi l’anno, e da un secondo studio che considerava che il 10% delle patologie da lavoro fosse riconducibile allo stress.

 

I costi dello stress: assenteismo, presenteismo e perdite di produttività

Pur essendo un punto di partenza importante, i numeri più recenti sono decisamente peggiori, a testimonianza di quanto lo stress sia costantemente avanzato all’interno degli uffici nel corso degli anni: in un progetto realizzato da Matrix nel 2013 (via: EU-OSHA), i costi della depressione da lavoro erano quantificabili in 617 miliardi di euro l’anno, la maggior parte dei quali imputabili ad assenteismo e presenteismo (272 miliardi) e perdite di produttività (242 miliardi), mentre dall’altra parte dell’Atlantico l’American Institute of Stress parlava di 300 miliardi di dollari/anno persi dalle aziende come conseguenza del workplace stress, ma anche del fatto che tale condizione accomuni l’83% degli employee e che un milione di persone ogni giorno non si rechi al lavoro per cause riconducibili allo stress stesso.

Da cosa derivano questi costi? Dalle assenze, innanzitutto, ma anche da una forte riduzione di produttività indotta dallo stress e dalla preoccupazione stessa, che non permette agli employee di rendere quanto dovrebbero a causa di una spirale di negatività dalla quale è difficile uscire. A tutto questo, aggiungiamo poi difficoltà di concentrazione, condizioni fisiche quali frequenti emicranie, stanchezza generale, disturbi del sonno e molto altro. Infine, c’è tutto un universo di costi invisibili, occulti, che non si possono quantificare agevolmente ma che hanno un impatto certo: per esempio, gestire male un cliente in punto vendita quanto costa all’azienda e che ripercussioni ha su tutta la rete di contatti del cliente stesso? Lo stress porta a gestire tutto in modo superficiale e di fretta: quanto costano gli errori in specifici processi aziendali?

 

Come evitare i costi dello stress: puntare al wellbeing aziendale

I dati sono davvero preoccupanti. Lo sono per la salute delle persone, in primis, ma anche perché le aziende si trovano a dover affrontare costi imponenti che potrebbero evitare se solo considerassero il wellbeing aziendale come una priorità e ponessero in essere tutte le necessarie misure per favorirlo. Lo dice la logica, ma lo confermano i numeri: se lo stress porta a un netto calo di produttività, ad assenze per malattia e a tutte le conseguenze del disengagement, in modo del tutto speculare la sensazione di benessere, di motivazione e di engagement è alla base di un incremento netto della produttività (fino a +18%), della redditività dell’azienda, della creatività delle persone, della voglia di fare squadra, di risolvere i problemi e di fare quel “passo in più” che per un’organizzazione può fare davvero la differenza.

Difficile è capire come raggiungerla questa sensazione di benessere, perché non si può agire su un solo fattore: concedere due giorni di smart working (per modo di dire) alla settimana anziché uno, adibire un’area a palestra, organizzare corsi di fitness o migliorare le postazioni lavorative sono interventi utili ma difficilmente risolutivi. Ciò di cui l’azienda ha davvero bisogno è adottare un approccio olistico, una riprogettazione dell’esperienza lavorativa che metta al centro la persona, che sia cioè orientata a soddisfarne i bisogni e a favorire quell’engagement che poi, a sua volta, porterà a una massimizzazione di produttività e redditività. Su questi temi di carattere generale si innestano, poi, considerazioni più specifiche di empowerment del dipendente, sulla sua evoluzione personale, sul modello di leadership dell’azienda, sul ruolo dello spazio fisico e sulla progettazione, appunto, di luoghi a misura di employee experience e di wellbeing aziendale.

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