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Come sta cambiando lo smartworking a Milano?


Nella piazza di CityLife - si legge su La Repubblica - all’ora di pranzo di un normale giorno infrasettimanale i tavolini sono pieni. Basta aspettare le due o poco più perché già i posti vuoti abbondino.

L'indagine di La Repubblica dimostra come lo smart working sia una disciplina da grandi corporate. Circa un lavoratore su due ne fa uso. Nelle pmi, la cifra si attesta al 10%, mentre nelle microimprese il dato è inaspettatamente in calo.

In quanto capitale della grandi aziende, è lecito dedurre che a Milano, di smart working se ne faccia di più. Ma funziona se non è solo lavoro da remoto - si legge nell'articolo di Raffaele Ricciardi.

"La sfida ora si è spostata sugli spazi - spiega nell'articolo Fiorella Crespi, Head of Smart Working Observatory Osservatori Digital Innovation - in molti li hanno riorganizzati, proprio per andare incontro alla nuova organizzazione del lavoro".

La soluzione sembrerebbe non ricadere nel completo abbandono dei luoghi esistenti a favore di una dimensione "virtuale". A fare la differenza, oggi, è animare lo spazio attraverso connessioni umane, formazione, opportunità. Nel trasferire, allo spazio fisico aumentato dal digitale, una funzione maieutica e non più di mero ufficio passivo.

Secondo Daniele Di Fausto, CEO eFM e Founder Venture Thinking: “Luciano Floridi, filosofo e professore a Yale University, ha coniato l’espressione di infosfera, l’ambizione di trasportare l’esperienze fisiche in digitale. Noi proviamo a declinare quest’intuizione all'interno dello spazio. Uno spazio in cui le interazioni delle persone non vengono soppiantate a favore del metaverso, ma arricchite, potenziate, mappate e riportate attraverso il digitale e l’AI.”

 

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