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Real Estate: conoscere per ottimizzare

 

Nelle organizzazioni complesse, il patrimonio immobiliare è spesso la seconda voce di spesa più rilevante dopo quella del personale. Eppure, rimane sorprendentemente opaco. Non perché i dati non esistano — ma perché sono frammentati, distribuiti tra sistemi, funzioni, paesi e persone diverse, senza una fonte unica di verità.

Il punto di partenza di qualsiasi strategia immobiliare efficace non è l'ottimizzazione ma la conoscenza.

La domanda più semplice — e più difficile

Quando si avvia un percorso di valorizzazione del patrimonio immobiliare la prima domanda da porre all’organizzazione è apparentemente banale:

"Com'è fatto il vostro patrimonio immobiliare?"

Ma dietro questa domanda si celano, però, interrogativi ben più complessi:

  • Quanti immobili sono in portafoglio?
  • Dove si trovano geograficamente?
  • Quali sono in locazione e quali di proprietà?
  • Chi occupa gli spazi e con quale intensità?
  • Quanto costano, in termini di canoni, gestione e servizi?
  • Quali fornitori operano sugli asset, con quali contratti?
  • Quali sono gli asset critici? Quali i consumi energetici? Quali i rischi prioritari?

Nella maggior parte dei casi, rispondere a queste domande richiede settimane di raccolta dati eterogenei.

Il patrimonio invisibile: un problema strutturale

È un pattern che eFM riconosce con frequenza, come racconta Andrea Bonelli, Strategic Account Manager,  che ha accompagnato numerose organizzazioni in questo percorso:

"Un Direttore Immobiliare appena nominato ha impiegato le prime due settimane del suo mandato esclusivamente per ricostruire l'elenco degli indirizzi degli immobili che l'organizzazione aveva nel mondo. Non per mancanza di risorse — ma perché quella informazione non esisteva in un posto solo."

Solo dopo questa fase esplorativa diventa possibile avviare il lavoro strategico vero: verificare lo status contrattuale di ciascun asset, stimare le superfici occupate e quelle sottoutilizzate, ricostruire i costi di locazione e le relative scadenze, mappare fornitori e contratti di facility management.

Non si tratta di un'eccezione. È la situazione più comune nelle organizzazioni che operano su scala multi-site e multi-paese senza una piattaforma digitale integrata di gestione del patrimonio.

Dal dato frammentato alla performance di business

eFM ha sviluppato un modello operativo che accompagna le organizzazioni lungo un percorso strutturato in sei fasi, dalla visibilità di base fino alla generazione di valore misurabile:

  • Patrimonio Sconosciuto → identificazione e censimento degli asset
  • Asset Conosciuti → costruzione delle basi di visibilità (localizzazione, tipologia, proprietà/affitto)
  • Dati Connessi → collegamento tra sistemi: occupazione, costi, fornitori, energia
  • Intelligenza di Portafoglio → trasformazione dei dati in insight azionabili (utilizzo per m², performance energetica, analisi di scenario)
  • Governance Immobiliare → modelli di responsabilità, policy, priorità di intervento, gestione del rischio
  • Performance di Business → riduzione dei costi, ottimizzazione del capitale, decisioni più rapide, agilità e resilienza

Ciascuna fase presuppone la precedente. Non è possibile ottimizzare ciò che non si vede, né governare ciò che non si conosce.

Le domande chiave per iniziare a conoscere il patrimonio

Prima di qualsiasi investimento in workplace strategy e space management, dovrebbe essere possibile rispondere con precisione ad almeno sei categorie di domande:

  • Edifici: dove sono gli asset? Quali sono le loro caratteristiche principali?
  • Occupazione: chi occupa gli spazi? Come vengono utilizzati?
  • Contratti: quali sono i termini, le scadenze, i costi di locazione?
  • Costi: qual è il costo totale del patrimonio, per asset e per m²?
  • Fornitori: quali fornitori e contratti supportano il portafoglio?
  • Asset Critici: quali immobili richiedono attenzione prioritaria? Qual è il loro stato?

La difficoltà vera non è costruire il sistema. È recuperare le informazioni.

Molte organizzazioni ritengono che il problema sia tecnologico: manca il software giusto, manca la piattaforma, manca l'integrazione. In realtà, la sfida principale è organizzativa, di processi e informativa.

I dati esistono quasi sempre. Sono semplicemente distribuiti tra funzioni aziendali diverse, sistemi non integrati, sedi locali e referenti che non dialogano tra loro. Raccoglierli, verificarli e consolidarli in una fonte unica di verità è il lavoro più critico — e spesso il più sottovalutato.

"La parte più difficile non è stata costruire il dashboard. La parte più difficile è stata accedere alle informazioni."

Questa è la realtà operativa che eFM incontra quotidianamente nelle organizzazioni con cui lavora.

La prima domanda strategica è più semplice di quanto sembri

Prima di parlare di ottimizzazione dei costi, di strategie di portfolio, di smart working o di rigenerazione degli spazi, c'è una domanda che ogni organizzazione dovrebbe saper rispondere con sicurezza:

"Sappiamo davvero cosa stiamo governando?"

eFM supporta le organizzazioni nel costruire questa consapevolezza — attraverso un approccio sistematico che parte dalla visibilità del patrimonio e arriva alla generazione di valore misurabile per il business.

 

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