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eFM

ROAD compie tre anni

Al Gazometro di Roma, eFM entra in un ecosistema che unisce imprese, istituzioni, ricerca e tecnologie per immaginare una nuova generazione di spazi capaci di generare valore

 

Ci sono luoghi che nascono per contenere energia. E poi, a un certo punto della loro storia, iniziano a produrne una diversa. Il Gazometro di Roma appartiene a questa categoria rara. Per decenni è stato una grande macchina industriale, un’architettura funzionale, pensata per rispondere a un bisogno concreto della città. Oggi, nello stesso perimetro, quella vocazione non scompare: cambia forma. Non si tratta più soltanto di energia fisica, ma di energia imprenditoriale, tecnologica, culturale. Energia generata dall’incontro tra competenze diverse, dall’apertura di un ecosistema, dalla possibilità di sperimentare nuovi modelli di città, infrastruttura e relazione.

 

È in questo luogo che ROAD – Rome Advanced District ha celebrato i suoi primi tre anni di attività, presentando i risultati del primo triennio e le direttrici strategiche per il periodo 2026-2029. Una giornata, OnTheRoad, che ha portato al centro alcune delle traiettorie più avanzate dell’innovazione: Digital Twin, Physical AI, robotica umanoide, guida autonoma, gestione energetica, resilienza delle infrastrutture, sicurezza urbana.

 

Nel corso dell’evento, alla presenza del Presidente di ROAD Claudio Granata, di Maria Cristina Russo della Direzione Generale per l’Innovazione della Comunità Europea, di Donatella Proto, Direttore Generale per le nuove tecnologie abilitanti del MIMIT, e di Gianmarco Montanari, Direttore Generale della Fondazione MOST, sono stati presentati due progetti di particolare rilievo: il circuito a guida autonoma Full Road e il Digital Twin del distretto.

 

Sono progetti molto diversi tra loro, eppure attraversati dalla stessa consapevolezza: la città del futuro non potrà essere governata per compartimenti separati. Mobilità, energia, infrastrutture, luoghi di lavoro, dati, servizi e comunità sono ormai parti di uno stesso organismo. E un organismo, per funzionare, deve essere letto nel suo insieme. È anche il senso delle parole con cui Claudio Granata, Chairman of the Board di ROAD, ha richiamato l’ingresso di eFM nel distretto: “eFM è una società ad alto potenziale, con grande visione e prospettive. La realtà ideale a cui deve guardare ROAD”.

 

Per eFM, essere parte di ROAD significa contribuire a questo ecosistema portando una competenza specifica: il luogo come abilitatore di esperienze. Non semplicemente lo spazio come asset immobiliare, né l’edificio come infrastruttura da gestire. Ma il luogo come piattaforma relazionale, come sistema vivo in cui servizi, persone, dati, contratti e governance concorrono alla generazione di valore. “Portiamo in ROAD una competenza specifica sul luogo come abilitatore di esperienze”, commenta Daniele Di Fausto, CEO Global eFM. “La nostra visione, nata proprio a Roma, si sviluppa oggi in Europa e nel mondo: costruire luoghi ingaggianti, capaci di generare valore per persone, organizzazioni e territori”.

 

È qui che l’ingresso di eFM assume un significato più ampio. ROAD ha lavorato finora su verticali fondamentali come energia e mobilità. eFM porta dentro questo ecosistema una terza direttrice: il PlaceTech. Una nuova area di sperimentazione che guarda alla trasformazione dei luoghi come frontiera industriale, tecnologica e culturale. Perché oggi la questione non è soltanto costruire edifici più efficienti o città più intelligenti. La vera sfida è progettare spazi capaci di attivare esperienze misurabili, relazioni di valore, nuovi modelli di lavoro, apprendimento, collaborazione, cura, innovazione. Un padiglione di oltre 2.000 metri quadrati, pronto a ospitare la MIT Technology Review House e a diventare la casa della Global PlaceTech Alliance. Un’alleanza nata per catalogare le esperienze che generano valore per le imprese e trasformare gli spazi in infrastrutture vive, abilitate dalla relazione tra tecnologia e governance.

 

Dalla sua nascita nel 2023, ROAD ha avviato oltre quindici progetti di innovazione e ottenuto il riconoscimento come parco scientifico e tecnologico dall’International Association of Scientific Parks. Il Social return on investment pari a 1,4 racconta un valore che non resta confinato dentro il perimetro del distretto, ma si riverbera sull’intero ecosistema economico, ambientale e sociale. Il nuovo triennio 2026-2029 si apre dunque con una direzione chiara: resilienza e sicurezza delle infrastrutture, gestione efficiente delle risorse energetiche, mobilità avanzata. A queste direttrici, eFM aggiunge la dimensione dei luoghi come piattaforme di esperienza.