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Smart, Hybrid & Flexible Working

Scritto da eFM | 7 dicembre 2023

Una panoramica sugli impatti del lavoro agile in Italia

 

Lo smart working, oggi

Lo Smart Working non è un fenomeno in declino, ma si consolida e torna a crescere. Lo conferma il recente studio presentato dall’Osservatorio Digitale Smart working 2023 della School of

Management del Politecnico di Milano. In media il numero dei lavoratori di Grandi Imprese, PMI, Microimprese e Pubblica Amministrazione che lo adottano cresce dello 0,4% ma con andamenti differenti: la PA e le Micro imprese registrano un lieve calo, rispettivamente del 9,6% e del 4,6%, mentre le PMI e le grandi imprese procedono con un segno positivo (+ 11,8% per le imprese di dimensioni minori e + 2,2% per le Corporate).

Quella del “lavoro agile” non è solo un trend, ma una componente imprescindibile del mondo del lavoro attuale. Lo conferma anche l’Osservatorio Nazionale sui Luoghi di Lavoro di eFM e CEOforLIFE nella recente pubblicazione, dove ha reso noto che in Italia quasi il 90% delle aziende ha adottato in modo permanente soluzioni di remote-working per le proprie persone e più del 50% è in cerca di modelli di lavoro distribuito, attraverso cui ripensare la funzione e il significato dei propri asset immobiliari.

Secondo il report del Polimi, però, nonostante una prospettiva di crescita solida e costante, sono numerosi i preconcetti, gli ostacoli o ancora una freddezza verso il tipo di rapporto lavorativo che rischiano di far intendere lo smart working come una mera forma di welfare o di tutela del lavoratore.

 

Il problema degli uffici

Gli uffici, e con loro le zone centrali delle città, stanno assistendo ad uno spopolamento mai visto prima. Secondo l’analisi, le abitudini e la morfologia territoriale delle città si stanno evolvendo, e con loro l’approccio alla tradizionale polarizzazione casa-ufficio.

Questo ha comportato un’espansione dell’universo lavorativo di tutti i giorni, su tre punti:

  • Evoluzione tessuto cittadino

 Molte persone, oggi, tornano nelle città d’appartenenza, in piccoli borghi, o si spostano in periferie dandogli un rinnovato valore. Questo movimento incentiva l’urgenza di sfruttare lo spazio esistente e inutilizzato come nuovo luogo di lavoro oltre la casa e l’ufficio. Un luogo terzo, animato dalla presenza di relazioni e diffuso sul territorio: la filosofia di Hubquarter.

  • Crescita turismo lavorativo

Oggi il 44% delle aziende consente il long smartworking. Con ciò si intende, consentire ai propri dipendenti periodi duraturi di smart o remote working. Questo permette alle persone di viaggiare senza utilizzare le ferie e vivere quindi una forma di slow turism. Le Amministrazioni locali, in risposta, si stanno adattano e stanno avviando iniziative inclusive per una nuova forma di turismo, profonda e capillare.

  • Adesione a modelli di lavoro distribuito

E se si potesse lavorare ovunque, senza trascurare il purpose aziendale? È da questo interrogativo che nasce il modello Hubquarter. Per soddisfare i bisogni dell’individuo da un lato (continuos education, spazi di prossimità, work-life balance e networking), e per portare un impatto positivo ambientale, sociale ed economico sul territorio. Un framework ibrido che vive sul network, sul fare community e rete, abilitato dal digitale. Myspot, infatti, è la piattaforma digitale sensibile agli obiettivi e al movimento della persona sul territorio, che ne permette la connessione su ampia scala.

 

La persona, al centro

È oggi evidente quanto la responsività e il benessere dell’individuo sul luogo di lavoro siano elementi fondamentali per attrarre e trattenere talenti. È quello che viene chiamato engagement: una condizione psicologica positiva che trascende uno stato di soddisfazione e motivazione contingente e che si traduce in un legame profondo con l’organizzazione. Secondo le statistiche di Gallup, a livello mondiale solo due lavoratori su dieci si identificano con passione nel proprio lavoro. Dato che scende ulteriormente al 14%, se si guarda all’Europa e all’Italia.

Il completo remote working rischia di far chiudere gli individui e perdere il capitale relazione. La full presence in ufficio, invece, può essere dispendiosa sia in termini di adesione, che di commuting, con il rischio di andare ad impattare il work-life balance individuale. Fra questi due poli opposti si sviluppa la figura dello smart worker engaged, agile, responsabile, che può fare relazione, crescere e muoversi in libertà sul territorio.